I Problemi Difficili sono problemi che gli esseri umani devono affrontare oggi o dovranno affrontare in futuro e che sono difficili da riconoscere, da capire e da risolvere. Sono difficili da riconoscere perché gli esseri umani tendono a non pensare nei modi radicali che sono richiesti dai Problemi Difficili, perché pensano di avere già delle soluzioni per questi problemi e perché tendono a confondere la realtà com’è con la realtà come vorrebbero che fosse. Sono difficili da capire perché sono il risultato di fattori diversi che interagiscono tra loro in modi così complessi che vanno al di là delle loro capacità cognitive. Sono difficili da risolvere perché richiedono cambiamenti radicali nella società, nell’economia, nella loro vita e nelle loro menti.

I Problemi Difficili sono problemi di tutti gli esseri umani che vivono oggi sulla Terra. I Problemi Difficili sono problemi politici? La risposta dipende da quello che si intende per “politica”. Se per “politica” si intende il sistema politico, la risposta è No, perché il sistema politico tende a ignorare i Problemi Difficili e non è preparato per affrontarli. Se invece “politica” significa “polis”, cioè tutti i membri di una comunità - anzi tutti i membri della comunità umana - allora la risposta è Sì. I Problemi Difficili sono i più importanti problemi politici.

I Problemi Difficili sono i problemi del futuro. Perciò i Problemi Difficili richiedono modi di pensare radicalmente nuovi perché, come ha detto Albert Einstein, “ì problemi del mondo di oggi non possono essere risolti dal tipo di pensiero che li ha creati”. Ma il dio che deve guidare la nostra ricerca è l’antico dio romano Giano che aveva due facce, una rivolta al futuro e una rivolta al passato. I Problemi Difficili sono i problemi del futuro ma hanno un lungo passato.

Riconoscere, capire e risolvere i Problemi Difficili richiede gli strumenti della scienza, dove “scienza” significa distinguere tra la realtà com’è dalla realtà come vorremmo che fosse e proporre esplicite ipotesi da mettere a confronto con dati empirici obbiettivi e possibilmente quantitativi per vedere se sono giuste o sbagliate. I Problemi Difficili richiedono soprattutto il contributo delle scienze del comportamento e delle società umane e anche quelli che sembrano riguardare le scienze della natura, come i problemi dell’ambiente, l’energia, i trasporti, l’uso dei territorio, l’uso delle risorse naturali, hanno importanti componenti che hanno a che fare con i comportamenti umani e il modo in cui sono organizzate le loro società. Questa è un’altra ragione che spiega perché i Problemi Difficili sono difficili, perché le scienze del comportamento e delle società sono molto meno avanzate delle scienze della natura e devono cambiare radicalmente se devono aiutarci a riconoscere, capire e risolvere i Problemi Difficili.

Questo sono alcuni dei cambiamenti che sono necessari:

(1) Dare il minor peso possibile alle divisioni tra le discipline scientifiche, sia quelle tra le scienze del comportamento - psicologia, antropologia, sociologia, economia, scienza politica e storia - che quelle tra le scienze del comportamento e della società e le scienze della natura - fisica, chimica e biologia.

(2) Tenere ben separate la realtà com’è dalla realtà come vorremmo che fosse.

(4) Cercare di capire e spiegare il comportamento umano e le società umane costruendo simulazioni al computer che riproducono il comportamento umano e le società umane.

(5) Usare queste simulazioni come laboratori nei quali sperimentare possibili soluzioni ai Problemi Difficili..

La scienza e la tecnologia possono aiutare gli esseri umani a capire e forse risolvere i Problemi Difficili ma i Problemi Difficili richiedono il contributo non solo degli scienziati ma di tutti i cittadini. Le simulazioni scientifiche possono essere trasformate in Ambienti Digitali con interfacce attraenti e comprensibili interagendo con le quali chiunque può capire i Problemi Difficili e proporre e valutare possibili soluzioni a questi problemi.

I Problemi Difficili rimangono problemi difficili ma, secondo l’antico filosofo Eraclito, “se tu non speri in quello in cui non si può sperare, non lo troverai”.

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